Cogito ergo sum, penso dunque sono, la ribellione di Cartesio (1596-1650)

umbriawaynoir

Il 1600 è il tempo della rivoluzione scientifica, della ribellione verso i dogmi della chiesa, della ricerca della verità. Ecco quindi che il famoso autore della massima “è necessario almeno una volta nella vita, dubitare di tutte le cose” e “questa proposizione: io sono, io esisto, è necessariamente vera tutte le volte che la pronuncio e che la concepisco nel mio spirito” diventa una colonna portante per quel periodo oscuro. Siamo all’ interno del contesto dell’epistemologia (studio critico della natura e dei limiti della conoscenza scientifica, teoria generale della conoscenza) e del razionalismo (Il razionalismo è una corrente filosofica basata sull’assunto che la ragione umana può in principio essere la fonte di ogni conoscenza. In generale i filosofi razionalisti sostengono che, partendo da «principi fondamentali», individuabili intuitivamente o sperimentalmente, come gli assiomi della geometria, i principi della meccanica e della fisica, si possa arrivare tramite un processo deduttivo ad ogni altra forma di conoscenza), prima di Cartesio abbiamo Aristotele che dichiara nel quarto secolo a.c. : “ogni volta che compiamo una azione arbitraria come quella di pensare che dipende da noi siamo consapevoli di esistere” . Nel 420 d.c. subentra sant’Agostino, che nel suo scritto la città di Dio afferma “sono certo di esistere perché anche se mi sbagliassi, la cosa proverebbe la sua esistenza, per commettere errori bisogna esistere”. Dopo Cartesio e il suo terremoto filosofico subentrerà Kant con la critica della ragion pura che seppure sarà in disaccordo su molti punti con il suo predecessore, prenderà in prestito il suo cogito ergo sum per costruire tutta l’architettura del suo pensiero. Ma che dice Cartesio sostanzialmente? Scrive: “io supporrò dunque che vi è un certo cattivo genio astuto e ingannatore che concentra tutte le sue energie su di me per indurmi a errate valutazioni”. L’unica certezza che abbiamo è quella di pensare, ma da sola non basta per dimostrare l’esistenza del suo corpo o quella del mondo esterno. Sembra Matrix ma non lo é proviamo a semplificare schematicamente con una sorta di matto del barbiere in 4 mosse: mossa 1, un genio maligno può indurmi a credere cose che sono false. Fase due, il pensatore dice a se stesso, non posso essere certo di nulla. Però quando il mio pensiero sforna la frase io penso, io sono, io esisto, almeno qui non posso sbagliarmi. Qui persino il genio maligno farebbe danni a se stesso, ricordandomi che se io esisto, anche se affermasse il falso, esisto comunque davvero a prescindere. Da qui il famoso mattone iniziale preso poi in prestito da Kant: PENSO DUNQUE SONO. Cartesio è se vogliamo contemporaneo di Bacone, che aveva inaugurato un nuovo metodo di studiare e osservare la natura con il metodo deduttivo in contrapposizione alle direttive di Aristotele e condivideva l’entusiasmo di questa nuova visione del mondo. Mentre lo sguardo e la vision di Bacone erano più orientate verso le applicazioni pratiche della scienza capaci e in grado di risolvere problemi e di prolungare la vita, Cartesio guarda alle idee baconiane con maggiore entusiasmo grazie alla prosepttiva di ampliare la conoscenza e la comprensione del mondo. Nel medioevo la chiesa aveva represso i moti scientifici per tutelare l’inconfutabilità delle sacre scritture, ma adesso, anche con Bruno morto al rogo, per il clero si preannunciavano tempi duri, con la santa inquisizione che non durerà ancora a lungo. La missione di Cartesio era chiara, liberare le scienze dal fardello costruito ad arte dalla chiesa nel suo scetticismo. Tra l’altro nei suoi scritti Cartesio evidenzia l’importanza fisiologica dei sensi per arrivare a comprendere partendo dalla vista delle azioni conscie e consapevoli di pensiero (de Homine Figuris). Nella sua opera più completa e rigorosa, meditazioni metafisiche, Cartesio afferma che anche il più scettico degli individui può razionalmente arrivare alla conoscenza, usando metodi solidi per i procedimenti scientifici. Se il famoso gatto di Schrodinger pensasse, una volta rinchiuso nella scatola e trasportate in un altro altrove, come farebbe a dimostrare scientificamente che il mondo fuori dal buio del suo anfratto esisterebbe ancora? Non è semplice confutare o convalidare pensieri come: la realtà esterna esiste? Posso essere sicuro e consapevole del mio pensiero che fluisce e che mi fa essere, questo si, ma quali argomenti ho per dimostrare o confutare l’esistenza della realtà? La comprensione del mondo come insegnava Socrate con la maieutica non doveva essere impacchettata e confezionata per usi veloci, ma doveva essere liberata gradualmente dallo stesso utilizzatore, per aprire lui sprazzi di consapevolezza, come farebbe una levatrice con una partoriente. La conoscenza o anche SISTEMA DI CONVINZIONI ha delle basi che si chiamano VALIDITA’ e SOLIDITA’ . Il primo passo da compiere per indagare è+ mettere da parte ogni dogma o convinzione limitatnte, pregiudizi o influenze e condizionamenti nefasti. METTERE IN DUBBIO il PROPRIO CREDO. Tanto che paradossalmente sul fatto che io esista potrei iniziare a dire che NESSUNO SANO DI MENTE POTREBBE MAI DUBITARE DI QUESTA AFFERMAZIONE. E’ un punto di partenza importante preso poi in prestito da Kant come capisaldo nella sua opera. Il mondo è illusione? Tutti noi siamo stati ingannati dai sensi, dobbiamo credere alle informazioni che ci inviano? E se stessimo sognando? Ci sono segni certi che differenziano la veglia dal sonno? (secondo Cartesio no!). Tuttavia non tutto passa attraverso i sensi, un ASSIOMA MATEMATICO risponde a precise leggi che lo rendono granitico e inconfutabile quando è dimostrato. Tuttavia volendo essere SCETTICI potremmo disquisire e dire che un genio malefico potrebbe ingannarci anche in questo. E’ possibile che esistena delle falle nel nostro ragionamento. Certo è che un genio maligno non avrebbe nessun vantaggio nel mettere in dubbio la mia esistenza, perchè io esisterei a prescindere. E se non esistesse nessun Dio perfetto avrei ancora maggiori probabilità di essere ingannato. Quindi arrivo a dire nalla mia posizione che non esiste nulla di certo. Da qui l’invenzione del GENIO DEL MALE che in un momento investigativo viene da me a suggerirmi la domanda: costui potrebbe farmi credere che è vero anche se fosse falso? Se la RISPOSTA è sì, deve mettere da parte quella convinzione e inserirla nel cassetto del dubbio. Quindi alla domanda penso, dunque sono il genio del male interpellato potrebbe dimostrare che sono nel falso? No, anche se ci riuscisse, dimostrerebbe solo che io esisto a prescindere. E questo è il punto di partenza della ricerca cartesiana. Non esiste più nessuna cosa solida alla quale appoggiarsi secondo il pensiero del filosofo. Tutto barcolla, tutto vacilla. Cartesio si mette in una posizione scomoda, se tutto è pervaso da scetticismo e le convinzioni sono poche, quello che rimane è solo un dubbio che si dilata come nebbia famelica. umbrianoirCartesio sembra partire per un viaggio di conoscenza ma rischia di non tornare mai più bloccato da poche appoggi nella roccia per scalare la montagna. L’unica certezza è io sono, penso, esisto. Solo questo è inconfutabile! Vuoi farmi credere che esisto? Lo puoi fare solo se esistessi davvero! Ecco la geniale idea cartesiana! Come puoi dubitare della tua esistenza a meno che tu non esista per poter dubitare? Ossimoro zen perfetto! Io penso, so di essere nel vero, esisto! Sant’ Agostino tanti anni prima aveva avuto una intuizione simile nella sua città di dio, con il suo famoso “si fallom sum”, se sbaglio esisto che stava a dire che se non fosse esistito non avrebbe potuto sbagliarsi. Cartesio amplia e sviluppa questa primitiva intuizione di per sè sconvogente. MA UNA SOLA CONVINZIONE PUO’ BASTARE? Un sillogismo è composto da due premesse e arriva a una conclusione, per esempio, tutti gli uccelli hanno le ali, il pettirosso è un uccello, perciò tutti i pettirossi hanno le ali. Di certo partendo DA UNA SOLA CONVINZIONE NON POSSIAMO ARRIVARE DA NESSUNA PARTE. Ma Cartesio non deve dimostrare nulla, cita Aristotele che afferma datemi un solo punto di appoggio e vi solleverò il mondo. La certezza di esistere assicura un viaggio di ritorno dallo scetticismo. Nella sua indagine verso la conoscenza scientifica sa di potersi appoggiare a quell’ unico punto per ritornare, u capisaldo centrale per il suo processo di indagine, ma non essenziale nella sua epistemologia. Ma anche il dubbio, che è il dubitare di pensiero, esiste in se come certezza di cui non possiamo dubitare in quanto pensiero che ci fa essere. Cartesio afferma che corpo e mente sono due sostanze diverse, anche se il dubbio mette in discussione l’uniformità di pensiero e l’unità della psiche. La prima certezza di Cartesio ha molti detrattori. Essi affermano che l’uso dell’ io di per se è letale nella frase di partenza, io penso, dunque io sono. Non ci piove sul fatto che quel pensiero avviene in quel momento e quindi esiste, ma siamo sicuri sul pensatore e sul fluire di una coscienza? Che cosa gli dà il diritto di affermare che esista un pensatore e una unità di pensiero? Daltro canto possiamo immaginare dei pensieri che fluttuino senza un pensatore? MA se qualcuno CREDESSE CHE UN MONDO DI PENSIERI SENZA PENSATORI ESISTE allora tutta l’impalcatura di Cartesio crolla. I pensieri per arrivare alla verità devono essere in relazione tra loro. Se fluttuassero due pensieri del tipo “tutti gli uomini sono mortali” e “Socrate è un uomo” se le due idee non appartengono a un unico IO non possiamo concludere che SOCRATE è MORTALE: questo convalida l’idea protante del pensatore. Secondo critiche moderne di per se “l’io esisto” non convalida l’idea di un pensatore in quanto la frase non ci dice nulla al riguardo, ma convalida quell’ idea di meditatore che a Cartesio serve per sfuggire dal dubbio. Sembrerebbe mancare nel castello generale una premessa importante: “qualsiasi cosa che pensiamo esiste”. Amleto come la vede con il suo essere o non essere? E’ consapevole del fatto di vivere un dramma? Oppure vive nel sogno dell’ autore che lo ha generato? Se Amleto pensava, non possiamo essere sicuri che Amleto esisteva nel mondo reale, questa sola informazione non ci basta. Con l’uso dell’ io questo problema sembrerebbe risolto: riguardando me, so di che cosa si sta parlando. Quando Cartesio disquisiva su queste idee, pensava anche che la sua opera sarebbe caduta nel dimeticatoio, magari considerata frivola o inutile, mentre Cartesio oggi è considerato il padre della filosofia moderna, con il suo tentativo di dare alla filosofia delle certezze matematiche. Più del suo dualismo cartesiano (contrapposizione tra mente e corpo) oggi dobbiamo prendere da Cartesio un insegnamento importante, IL RIFIUTO AD ACCETTARE QUELLO CHE CI VIENE SOMMINISTRATO DALLE AUTORITA’. Anche nella separazione tra mente corpo ci sarebbe molto da dire ma si sconfinerebbe in una fantascienza alla Kubrik che farebbe venire i mal di testa. Dato che tutto ciò che vediamo di noi stessi è il nostro corpo, come si può provare che un ROBOT non è conscio e che non abbia una sua coscienza e un suo IO? Meglio sorvolare per ora! La conclusione è che CARTESIO in quel convulso 1600 ci sta come alla perfezione come un demolitore ideologico! Ecco servita sul piatto la naturale controffensiva allo scempio perpretato in campo dei fiori! Renè Descartes nacque in Francia nel 1596. Avendo una salute cagionevole gli fu concesso di dormire fino a tardi e questo lo inizò già a sedici anni alla meditazione. Presto si concentro sulla matematica e successivamente decise di prendere parte alla guerra dei trenta anni. La vocazione filosofica prese il sopravvento, si trasferì prima a Parigi e poi nei Paesi Bassi. Nel 1649 la regina Cristina di Svezia gli offrì un soggiorno per discutere di filosofia ma dovette adattarsi ad abitudini che collegate al freddo dei luoghi lo portarono l’anno dopo a morire di polmonite. Nel 1637 scrisse il discorso sul metodo, nel 1641 meditazioni metafisiche, nel 1644 principi di filosofia e nel 1662 uscì postumo De Homine Figuris. In conclusione la sfida proposta è la seguente: riusciamo a dubitare di Cartesio e anche del suo capisaldo IO penso dunque (IO) SONO?

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