Appuntamento con il male

Penne affilate come rasoi, recita qualcuno in copertina: vero. Appuntamento con il male, collana gialli e noir metropolitani, serie calibro 9, perlomento diverte e intrattiene nei racconti funambolici degli autori che rivoltano la città di Torino come un calzino. Perissinotto scatenato con i suoi stravaganti omicidi, quattro siparietti in cui lo spettatore viene proiettato verso curiosi misteri che si disvelano al ritmo di quattro quartetti, contrassegnati dalla trappola, il vestito d’oro, una notte al museo e un’ oasi di tranquillità, rispettivamente la fine di una sprovveduta curiosona che si avventura negli scantinati ignara di Valeria, la fine di un cioccolatino, quella di uno stagista di talento che lega lo sport alla cultura piemontese andando a profanare un sarcofago per rilanciare il brand di Torino con il claim una mummia sugli sci e quella di un cacciatore famelico solo di vittime che però finì per essere cacciato da coloro che dovevano finire in salmì. Perissinotto usa rispettivamente La morte e la fanciulla di Schubert, Quartetto per arcvhi N 14, D810, https://www.youtube.com/watch?v=bSnS06VkEqY , Mozart con il quartetto per archi in re minore Kv 421 https://youtu.be/_eVC-to0adQ, quartetto per archi numero 2, opera 17 di Bela Bartok: https://youtu.be/ZpMf9l54HdA e quartetto per archi in fa maggiore di Maurice Ravel: https://youtu.be/CbhczbY4JkU, usando queste 4 suggestive melodie diciamo che l’autore riesce a dare una sorta di scacco matto del barbiere in quattro mosse. Invece con Cristina Astori precipitiamo nell’ uno contro uno inaspettato tra due dirigenti di polizia, uno subalterno all’ altro che si sente attribuire quasi le colpe di un omicidio che vede come vittima illustre una persona che entrambi conoscono, anche se questo dettaglio si manifesterà solo dinamicamente nel corso della storia. La Astori ha un cv artistico che merita di essere citato: https://it.wikipedia.org/wiki/Cristiana_Astori. Anche lei usa la musica come momento suggestivo per sottolineare le emozioni dei personaggi, in particolare la vittima fa riferimento a Killing an arab dei Cure: https://youtu.be/SdbLqOXmJ04. Anche qui la città di Torino fa da sfondo con le sue vie anguste e disagiate alle vite disastrate dei protagonisti, sembra quasi che la storia seppure permeata da colpi geniali in ristrettezza di spazio serva solo come pretesto per far vedere la città con gli occhi noir dell’ inquietudine metropolitana. Anche Roberto Saporito gioca i suoi colpi nell’ antologia seguendo quyestue due grandi direttrici: la city con i suoi punti suggestivi e la musica. La storia di per se non é importante, forse lo é un più una citazione di Don De Lillo come prologo: nel corso della storia é sempre il romanziere che si é sentito vicino all’ uomo violento che vive nell’ oscurità. Anche qui la musica rientra da protagonista con varie citazioni di brani, visto che il protagonista fa il DJ notturno in RAI. I Cure scopriamo che hanno un legame con Camus e i Bauhaus invece si ispirano a Poe e Bodelaire. E poi c’è la tromba di Miles Davies, insomma se la storia di per se attira solo per un paio di vista interessanti in soggettiva e oltre dopo la morte del protagonista con una modalità onnisciente che sembra fare pandan con la prima variante (é la cronaca nera di un DJ ucciso in maniera casuale davanti Porta Nuova da un drogato), leggendo ci si incuriosice per la citazione dei pezzi musicali scelti per comporre il quadretto noir. Con Andrea Borla invece facciamo conoscenza in qualcosa é cambiato con Piero Scacchi che nell’ incipit del racconto é preso da una danza ipnotica di luci stonate in un ospedale particolare, quello di una casa penitenziaria. Carlos, Scacchi e il professore e un auto che percorre corso Casale, con lo sguardo che vaga verso la Gran Madre e il Monte dei Cappuccini. Il Noir ridiventa genere di avventura turistica, scopriamo la città e vediamo cose a volte con il filtro della nostra pupilla che registra le insegne luminose che scorrono di notte. Poi arrivano il ragno insieme al marsigliese e all’ ironico Piquet che guida una macchina e che deve verificare il perché di un tentato omicidio perpretato ai danni del capo Carlos nel gabbio. E nel frattempo l’Osservatore che fa? Riferisce di russi seduti in un locale che si chiama Siberia. Pulizia etnica sulla piazza e vendetta. E il Ragno che freme per i suoi trattamenti rilassanti per far cantare il capo russo della setta. Vittoria netta dei francesi e dei loro borsoni pieni di souvenire metallici. Interessante il sito web dell’ autore: http://www.andreaborla.com così come interessante il racconto del Ballario Giorgio che dà il nome all’ antologia “appuntamento con il male”, dove facciamo conoscenza con l’avvocato Salis ultimo baluardo difensivo contro il Male assoluto che però ogni tanto fa cilecca e le si presenta con qualche variante minore più frutto del degrado sociale che piuttosto di una entità metafisica distruttiva. Il racconto si svolge nel Palazzo di giustizia sito in fronte alla vecchie carceri, quindi abbiamo a che fare con i pensieri disullusi della nostra eroina che sa come funziona il mondo e che tesse trappole mortali ai suoi sprovveduti fuorilegge che al massimo possono sperare solo al rito abbreviato, non certo all’ idea di farla franca. Anche qui la rettangolarità di Torino viene fotografata sullo sfondo a più riprese, quasi a voler indicare il disagio sociale che si respira nelle periferie frutto poi di crimini di bassa qualità. Con Sara Tedesco sprofondiamo nel racconto di sperimentazione, in una storia sconnessa e frammentaria dove le regole vengono trasgredite, un puzzle sconnesso dove il lettore viene costretto a mettere insieme i cocci per avere un quadro complessivo, in un processo lineare come uno zig zag su una serie di pozzanghere liquide. Con Hotel Galliari Fabio Beccacini ci catapultà nel vecchio mondo dei poliziotti rivisitato con il nuovo: é come vedere due strati di città che si confrontano mentre la parte del protagonista viene impersonata da un fantasma, atmosfere tipicamente noir dove i neon friggono e sfarfalleggiano e l’ambiente é quello del sottobosco criminale delle puttane di albergo con i rispettivi protettori. Bella la descrizione della via, decisamente realistica (sembra quasi di vedere Porta Nuova sullo sfondo) con tutto il suo nuovo trend di negozi che aprono e chiudono e che del vecchio codice etico dei fuorilegge ci si pulisce, come precisa lo stesso autore, il culo. E’ un racconto se vogliamo di cambiamento, ci mostra una Torino di ieri e di oggi mentre sullo sfondo aleggia un omicidio atipico. Beccacini, indirizzo web http://www.beccacini.it/ é anche il padre di Paduli, un personaggio sicuramente da scoprire. Con Silvio Valpreda e il suo il rancore della vita normle si ride: qui un obeso la cui ciccia viene ripudiata dalla società dopo aver sopportato angherie e soprusi persino dalla dietologa, sembra rastrellare il peggio dell’ etnocentrismo di FB per rovesciarlo addosso al lettore che ride in continuazione, mentre vede le tampe che il protagonista frustrato dalle domeniche all’ ikea e dalle trasferte Fiat in Brasile al posto di un suo collega altrettanto disabile, ma furbacchione, riempe fino al tragico sarcastico epilogo, in cui persino uno zingaro si rifuta di fare il fuorilegge e lo denuncia. Del resto i temi sono attuali: scusi lei documenti prego, no la tessera del tram della Jugoslavia, non é un documento valido per l’espatrio, non c’è neanche più la Jugoslavia, prego via, tornare tuo paese. Semplice: no documenti, no accampamento sotto casa mia. Con la guerra dei bordelli di Massimo Tallone, http://www.massimotallone.it/, si entra in una spirale tragicomica in cui il vecchio modo di fare prostituzione viene minacciato dalla riapertura dei bordelli, ma ci scappa un morto di un politico e la banda scapestrata che regola e scandisce i ritmi della vecchia malavita sulla strada si trova a fronteggiare un tentativo di attacco che non é quello che sembra, tra partite di poker, hah esileranti e personaggi indimenticabili, senza contare gli scenari di Torino (in particolare Mirafiori) raccontati come un colon indigesto. Con Luca Rinarelli, es http://contornidinoir.it/2017/09/luca-rinarelli-in-perfetto-orario/ e il colloquio entriamo nell’ aforisma di Levi sul brigantaggio quello che parla di eroica follia e di feroce disperazione, un desiderio di morte e distruzione, senza speranza di vittoria (Cristo si é fermato ad Eboli). La storia é suggestiva per le location, i treni, come si evolvono le stazioni, come cambiano i tempi nel quartiere San Donato una terra che sta in mezzo a tutto, al centro ma anche alla periferia, alle industrie ma anche al nulla della disoccupazione. Ed è qui che l’autore punisce l’ennesima grande multinazionale americana che spot roboanti sul successo e il cibo tenta di reclutare giovani e non disoccupati a conquistarsi una vita felice: ma c’è un solo modo per farlo, con un mondo spietato che ti lascia ferite profonde alle spalle. Con un trucco alla Deaver infatti assistiamo “stereofatti” al rapimento al grande imprenditore americano che ha messo in piedi il suo accrocchio in Italia per fare soldi e il tutto dal punto di vista in soggettiva dello speranzoso colloquiante che all’ improvviso insieme ai complici indossa un passamontagne. Molto incisive le descrizioni della city in questo racconto. In 12 ore di Rocco Ballacchino, http://www.roccoballacchino.it/ , scopriamo che la nuova economia si evolve soprattutto nei cassonetti dove le bande si spartiscono le zone. Così abbiamo quelli dell’ est, ma anche uno spicchio di Santa Rita gestita dai vecchietti, che rapiscono un dosiccupato che tentava di mettersi in proprio sempre nel settore, per chiedere un riscatto che tra gag esileranti e analisi sociologiche abbastanza cruente non va in porto per la sprovvedutezza dei rapinatori. Anche qui la città risulta in rilievo sullo sfondo e la storia é un pretesto per parlare invece di quel nuovo fenomeno squallido e sintomatico delle politiche dei tempi notato da molti che é il ricircolo dell’ usato sicuro dei cassonetti. Ci sono solo 12 ore per salvare il savabile e il racconto scivola su questa dorsale ironica dove il lettore accetta per oro colato tutto quello che gli viene propinato sorridendo ma anche rimanendone sotto sotto disgustato, perché quello che vediamo é la realtà nuda e cruda e non solo finction. Niente sorprese di Fabrizio Fulio-Bragoni é la storia vista e rivista di pianificazioni e sogni e aspirazioni che sembrerebbero controllabili, invece sfociano in aspetti imprevedibili e incalcolabili con un morto che non dovrebbe stare lì a impedire che i sogni prendano forma. Racconto noir dove si vive e respira Torino, anche nostalgicamente con i suoi paradossi imprenditoriali: a nessuno italiano figlio del colonialismo Veneziano vincente del ‘300 non farebbe piacere lavorare per un kebbabbaro dell’ est o dell’ ovest o anche del sud. Interessante il modo in cui l’autore riesce a demolire questa idea patinata di felicità dei giovani osservati per strada legata anche all’ agiatezza globalizzata del vivere. Qualcuno prima o poi ci verrà a salvare, almeno é quello che pensano quelli che da piccoli hanno avuto un sacco di problemi. Fabrizio Fulio-Bragoni ha una sua area internet http://hotmag.me/nonsolonoir. Per familiarizzare invece con il delirio ci pensa Piero Calò con “la notte che installammo Chrome” dove una creatura indefinibile aleggia in un universo lovercraftiano incomprensibile se non fosse per qualche riferimento solido urbanistico della città di Torino. Trattasi di un misterioso fantasy in cui le logiche convenzionali crollano per liberare una entità che vola nuota e si ribella (nulla avrei potuto raddrizzare, niente aveva più senso, non avevo altra speranza che restituire la vita e averne una nuova in cambio. Per saperne di più sullo stravagante occhio di porco di Calò: https://youtu.be/CsyvHhan_ic, autore sicuramente stravagante e underground come i saggi che promuove!

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